L’udienza telematica: illusione o innovazione?

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Al centro della difesa dell’udienza tradizionale è il concetto per cui il processo penale ha la capacità di incidere la sfera delle libertà della persona e, pertanto, i penalisti ritengono che il rapporto umano e diretto con il proprio assistito sia fondamentale poiché è da lì che parte e si articola la difesa stessa; è grazie a questa sensibilità che il penalista regola il proprio agire processuale: parlando con la parte, parlando con il pubblico ministero, parlando con il giudice. Parlando. In piedi, di persona e accompagnando la propria tesi con una precisa gestualità che serve a rendere quelle parole più ficcanti.

Tutto vero: il processo penale ha una sua ritualità in aula che l’udienza telematica potrebbe effettivamente soffocare. Seduto davanti a un computer, il penalista non potrebbe esercitare la sua ars oratoria al meglio perché dovrebbe star seduto, magari con un paio di cuffie in testa, e dovrebbe contenere i propri movimenti per poter stare nel campo di ripresa della webcam. Oltre questo, il penalista non avrebbe quell’opportunità di parlare nell’orecchio del proprio assistito per cambiare al volo la strategia difensiva e sarebbe davvero come un leone ingabbiato.

Non li biasimo e comprendo la loro posizione.

Tuttavia è pur vero che vi sono udienze penali in cui si attende ore e ore per sentirsi dire che una notifica non è andata a buon fine e bisogna rinviare ad altra data, oppure cambia un giudice e bisogna fare un’udienza interlocutoria per chiedere alle parti (ai loro difensori) se prestano il consenso alla rinnovazione degli atti istruttori, stante il principio posto dall’art. 525 c.p.p. per cui il giudice che emette la sentenza dev’essere necessariamente lo stesso che ha ammesso la prova. Simili situazioni, sebbene ricorrenti nella pratica, costituiscono una minima parte del processo penale e, secondo me, questo genere di udienze potrebbe essere effettivamente svolto da remoto, così come oggi previsto dalle disposizioni emergenziali, e allo stesso modo, anche per tutte quelle udienze in cui non debbano sentirsi testi o imputati. Perché non provare ad accogliere quest’innovazione, allora?

L’articolo di Caiazza muove dal fatto che il processo penale telematico non è mai venuto in essere e non è stata data la possibilità di procedere ai depositi telematici delle istanze da parte dei penalisti – nemmeno a mezzo PEC – e, pertanto, riesce difficile ipotizzare un processo penale (realmente) telematico senza gli strumenti di base. Idea condivisibile, assolutamente.