L’avvocato e il digitale: una chiacchierata con IusTeam.

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Lunedì scorso ho avuto il piacere di fare una chiacchierata con Mario Sabatino, Presidente di IusTeam, per discutere in modo del tutto informale dell’attuale ruolo dell’avvocato nel contesto di un’evoluzione tecnologica rapidissima e con stravolgimenti improvvisi, così come abbiamo potuto osservare nel corso del cd. lockdown durante il quale abbiamo imparato a conoscere una nuova modalità di svolgimento delle udienze. Dalla discussione possiamo riprendere alcuni spunti interessanti. Quella che segue è la registrazione della conversazione: se non riuscite a visualizzare il video, potrete sempre vederlo nel canale YouTube di IusTeam.

Le udienze da remoto.

Per gli avvocati le udienze da remoto costituiscono croce e delizia dell’attuale emergenza sanitaria, frutto anche della gestione a casaccio da parte del Ministero dell’emergenza nel contesto dell’attività forense. Bisogna ricordare, infatti, che inizialmente vennero disposte sospensione dei termini e rinvii di massa in modo un po’ troppo generico poiché nulla si stabiliva per i cd. termini a ritroso; seguì una revisione delle disposizioni e si aprì la strada per consentire agli uffici giudiziari di decidere come organizzare al meglio l’attività giudiziaria. Nemmeno a dirlo, una pioggia di rinvii in tutti i settori della giustizia e soprattutto nel civile, mentre nel penale si diede la possibilità di effettuare la trattazione delle udienze giudicate indifferibili; per lo svolgimento di quest’ultime si è giunti alla stesura di un protocollo concordato fra D.G.S.I.A., CNF e CSM con cui sono state individuate le modalità tecniche per lo svolgimento delle udienze da remoto con videoconferenza o con scambio di note scritte per mezzo di deposito telematiche.

Le udienze da remoto hanno alimentato un vivace dibattito che ha portato – ahimé – alla formazione di due schieramenti contrapposti, ossia i sostenitori contro gli avversatori dell’udienza telematica. Tutte le posizioni espresse sin qui dalle diverse parti sono condivisibili, sia pro che contro, poiché i vari tipi di processo hanno ciascuno delle peculiarità che rendono l’applicazione delle telematica fattibile solo a certe condizioni e in certe circostanze – senza dimenticare, tuttavia, che queste disposizioni traggono origine da una situazione di emergenza sanitaria mai registrata in passato.

Adesso che le restrizioni sono state allentate parecchio, resta da chiedersi se lo svolgimento delle udienze telematiche possa proseguire anche in futuro. Fatta la somma di tutte le dovute considerazioni, appare chiaro che nel processo penale le udienze telematiche potrebbero sostituire quelle lunghe e noiose udienze senza attività dibattimentale o quelle fatte solo per rinviare ad altra data e/o ad altro giudice, salvando tutto il resto dalla telematica e riprendendo con le udienze in presentia; nel civile, invece, nel quale la maggior parte delle udienze si riduce a un’infinita attesa prima di arrivare davanti al giudice per far verbalizzare che ci si riporta agli atti e documenti di causa, le uniche udienze da svolgere in presentia potrebbero essere quelle che coinvolgono soggetti estranei al corpo del processo e, quindi, quelle in cui debbano sentirsi i testimoni, così da poter percepire con le proprie orecchie le sfumature delle risposte. A mio avviso anche le udienze per chiarimenti da parte del CTU potrebbero essere svolte da remoto mentre parecchi miei Colleghi sostengono che anche i tecnici ausiliari del giudice debbano fornire risposte e chiarimenti in presentia.

Ad oggi, però, brancoliamo nel buio e non sappiamo che direzione prenderà l’ordinaria attività giudiziaria dopo il 31 luglio 2020. Chi vivrà vedrà.

Microsoft Teams: perché sì e perché no.

Teams di Microsoft è la soluzione scelta di fatto (perché resta l’alternativa di Skype for business) effettuata tanto dalla magistratura quanto dall’avvocatura. Teams è un prodotto completo e, perciò, anche esoso in termini di risorse. Ho potuto spiegare come un giorno, collegato dalla cucina di casa mia mentre mia moglie nello studio usava Teams per il collegio docenti della sua scuola, improvvisamente mi sono ritrovare a navigare a non più di 7 Mb/s pure avendo la fibra da 1 GB/s. Da qui siamo arrivati a parlare del digital divide che affligge l’Italia in tutti i settori, dalla scuola alla giustizia; per le medesime ragioni, appare chiaro perché un cancelliere (oltre a non doverlo fare) non potrebbe collegarsi da casa per lo svolgimento di un’udienza telematica – senza parlare anche delle eventuali implicazioni di sicurezza informatica.

L’open source: perché non è stato adottato?

Bella domanda. Risposta non facile, considerato che le P.A. dovrebbero prediligere il software a codice aperto per questioni di trasparenza, economicità, sicurezza e riutilizzabilità del software. La verità sta nei contratti stipulati che hanno quasi obbligato a proporre una soluzione proprietaria e a codice chiuso. Problemi di sicurezza o di privacy non ve ne sono perché Microsoft ai clienti business europei fa usare i server collocati nello spazio economico europeo (dunque perfettamente compatibili con il GDPR), mentre tutto il resto rimane senza spiegazione proprio perché il codice è chiuso e proprietario.

Come deve porsi l’avvocato in questo contesto?

Ne viene fuori che l’avvocato moderno non può subire passivamente questi stravolgimenti tecnologici della professione. Siamo ormai a metà del 2020, a sei anni dall’adozione del processo civile telematico, e tutt’oggi alcuni Colleghi chiedono aiuto per eseguire un deposito telematico con questo o con quell’altro redattore di buste telematiche. In sei anni, gran parte dell’avvocatura non ha avuto la volontà né il buon senso di cambiare il proprio approccio verso il digitale e l’informatica in generale. La professione virerà in futuro verso il digitale e sarà inevitabile che gli avvocati si adeguino.

Adeguarsi significa studiare: non basta mettersi davanti a un computer o usare uno smartphone per dire di avere un buon rapporto con l’informatica; questa è una materia complessa, ricca di sfumature, di dettagli e di minuzie che potrebbero sfuggire al miglior avvocato se questi non possiede una discreta conoscenza informatica nel proprio bagaglio culturale.

Da qui a breve saranno sempre di più i clienti che chiederanno aiuto all’avvocato perché hanno commissionato la realizzazione di un sito a terzi e il prodotto realizzato non sarà della qualità attesa per il prezzo pagato; saranno sempre di più le persone che verranno a mostrare chat di WhatsApp o pagine dei social network in cui ritengono di essere state diffamate o calunniate; saranno sempre di più i clienti che si rivolgeranno all’avvocato per ottenere una consulenza giuridico-informatica a 360 gradi sul sito web che intendono mettere in piedi per la propria attività commerciale.

In conclusione.

La tecnologia si evolve ad una velocità impressionante e l’avvocato, in quanto professionista, deve imparare a evolversi con essa e con i suoi tempi. Concetti come la sicurezza informatica devono diventare pane quotidiano per l’avvocato che vuole avventurarsi in questo settore. Nell’informatica, che è una scienza derivante dalla matematica, l’improvvisazione è consentita solo ai programmatori e non a tutti gli altri che con essa vogliono aver che fare.