Un webinar per riflettere sul presente e sul futuro della professione legale

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Ieri ho avuto il piacere di seguire il Webinar “Sicurezza informatica e prove digitali: nuove competenze per gli avvocati“, organizzato da IusTeam in collaborazione con AFI-AGL e animato da un gruppo di relatori di tutto rispetto:

Gli argomenti affrontati sono molto interessanti e ci dovrebbero indurre a riflettere, ancora una volta, sulla sicurezza informatica del proprio studio legale. Personalmente ho già trattato questi argomenti in passato – basta sfogliare le pagine di questo blog – però è necessario insistere su alcuni concetti:

1. l’avvocato deve iniziare a convivere pacificamente con le tecnologie.

Anche ieri, mentre il Dott. Fasano illustrava semplici nozioni di base di sicurezza informatica per lo studio legale, nella chat comparivano messaggi del tipo “mi sono perso, non capisco più niente“. Sebbene mi siano cascate le braccia per l’ennesima volta, in parte giustifico i Colleghi che hanno un rapporto conflittuale con le tecnologie: purtroppo l’evoluzione tecnologica del lavoro li ha presi in contropiede e li ha trovati impreparati ad affrontare uno stravolgimento della professione iniziato con l’introduzione della PEC e non ancora terminata (anzi!)

Durante il webinar è stato giustamente ricordato che nel 2020 l’avvocato è in primis un titolare di trattamento di dati personali per come previsto dal Regolamento Generale per la Protezione Dati Personali n. 679/2016/UE – il nostro amico GDPR – pertanto, nel momento in cui riceve un incarico professionale e acquisisce informazioni personali dal cliente, l’avvocato diviene responsabile nella custodia e nella protezione di quel set di dati. Nel 2020, nella maggior parte dei casi, quei dati saranno conservati e trattati con computer e smartphone, e non potrebbe essere diversamente se consideriamo che buona parte dei processi oggi prevedono il deposito telematico di atti e documenti.

Per anni gli studi legali hanno investito nell’incremento della sicurezza dei locali di lavoro con sistemi antiscasso, antifurto, antincendio, perché lo studio dell’avvocato è da sempre sinonimo di una montagna di carta; è arrivato il momento che l’avvocato investa in sicurezza informatica perché oggi si producono più documenti digitali che in passato. Oltre tutto, sarebbe utile che l’avvocato studiasse un po’ di informatica di base e/o di concetti basilari di sicurezza informatica: se all’inizio può rivolgersi a un consulente per la predisposizione della sicurezza dello studio, successivamente dovrebbe essere in grado di intervenire autonomamente in caso di incidenti informatici, nell’attesa che il consulente si liberi per un intervento in suo favore.

2. l’avvocato deve imparare a sopravvivere grazie alla tecnologia.

Adeguarsi a mutate e improvvise condizioni di lavoro è quel che può salvare in un momento di rivoluzioni epocali e il lockdown è l’esempio più recente che possiamo avere: aziende che producevano liquori, poi hanno iniziato a produrre soluzioni igienizzanti; chi lavorava nel campo della moda e del tessile, poi ha iniziato a produrre le tanto agognate mascherine. Al contrario, chi non ha saputo (o voluto) adeguarsi è soccombuto (sì, si dice proprio così) nel bel mezzo del blocco generale: cartolerie e fioristi che hanno consegnato a domicilio sono tutt’ora in attività, altre hanno chiuso; il forno vicino casa mia ha chiuso il 9 marzo e ancora è chiuso perché, diversamente dai suoi concorrenti, non ha effettuato consegne a domicilio.

Or bene, se all’avvocato si chiede un uso sempre crescente delle tecnologie, allora farà bene a studiarle e a imparare a usarle per il lavoro, altrimenti rischia di fare la fine del fornaio vicino casa mia. E il webinar questo lo spiega perfettamente.