Il PCT che non abbiamo.

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La realtà, com’è noto agli operatori della giustizia, è ben diversa e il PCT con cui ci confrontiamo quotidianamente è senza dubbio il figlio illegittimo della peggiore burocrazia italica, tanto macchinoso è apprenderne il funzionamento e – soprattutto – spiegarlo ai Colleghi meno abituati all’informatica. Se dovessimo schematizzare il funzionamento del PCT come lo conosciamo, potremmo tranquillamente farlo così:

  • Requisiti preliminari
    • Acquisto casella PEC con sufficiente spazio e funzioni di backup;
    • acquisto firma digitale con certificati di durata sufficiente (almeno 3 anni) e con dispositivo compatibile con il computer che abbiamo in ufficio;
      • accertiamoci che il dispositivo della firma digitale offra i drivers per il sistema operativo che usiamo (Windows, MacOS o Linux);
    • comunicazione indirizzo PEC all’ordine di appartenenza così da permettere l’inoltro dello stesso al CNF e al Ministero, ai fini dell’inserimento nel RegIndE;
    • installazione stampante multifunzione o scanner, possibilmente con alimentatore automatico di fogli;
    • installazione software denominato “redattore atti” (che in realtà è un compositore di busta telematica);
    • accesso ad Internet di qualità al fine di evitare disguidi tecnici nel momento dell’invio del deposito telematico;
    • opzionalmente, accesso ad Internet attraverso reti mobili (3G/HSPA/LTE) qualora l’ADSL in studio smetta di funzionare durante l’invio della busta telematica.
  • Cuore del procedimento
    • Trasformazione dell’atto principale in PDF di testo poiché le regole tecniche del PCT impongono che non si tratti di un PDF-immagine;
    • Preparazione dei files da allegare alla busta telematica: se necessaria la conversione in PDF, fare attenzione che essa sia fatta ad una risoluzione pari o inferiore a 150 DPI, al fine di creare files piccoli e che incidano poco sul peso complessivo della busta telematica – il cui “peso” ha un limite di circa 30 MB (secondo alcuni questo è persino un limite fittizio e quello reale sarebbe intorno ai 15 MB);
    • ogni allegato al fascicolo deve essere un file individuale – non è possibile creare, per esempio, un PDF con 15 fatture ma, in compenso, è possibile allegare un file .ZIP o .RAR contenente i 15 files con le fatture;
    • verificare se il “redattore di atti” consente di firmare digitalmente i files allegati alla busta telematica, altrimenti si rende necessario l’uso di un software specifico per la firma (come Dike o ArubaSign) e la trasformazione dei files in formato .p7m;
    • uso del redattore per la compilazione della nota d’iscrizione a ruolo;
    • verifica se il Tribunale destinatario segue un protocollo locale per cui i files da allegare debbano essere nominati in un certo modo o posti in un ordine ben preciso (nda: una palese assurdità visto che la normativa PCT è unica per tutto il territorio nazionale);
    • verifica che la casella PEC sia correttamente configurata nel programma di posta elettronica in uso nel computer;
    • creazione della busta e invio a mezzo PEC all’indirizzo della cancelleria destinataria;
    • dieci minuti di preghiere e invocazioni mistiche di qualunque natura affinché tutto proceda per il verso giusto.
  • Dopo l’invio del fascicolo telematico
    • attendere la prima PEC automatica di risposta, quella proveniente dal proprio provider e che informa che il messaggio con il file “Atto.enc” (la busta telematica) è in viaggio verso i server ministeriali;
    • attendere la seconda PEC automatica di risposta contenente la Ricevuta di Avvenuta Consegna (RdAC) proveniente dall’infrastruttura ministeriale e che conferisce (ex lege) la data di deposito al fascicolo telematico inviato;
    • attendere la terza PEC automatica di risposta proveniente dalla cancelleria del Tribunale adito e contenente l’esito delle verifiche tecniche sul contenuto della busta telematica (es.: se il file con l’atto principale è un PDF di testo);
    • attendere la quarta PEC proveniente ancora dalla cancelleria del Tribunale adito e inviata manualmente quando un cancelliere avrà cinque minuti di tempo per scaricare e accettare il deposito telematico oppure quando comunicherà l’esito negativo per un qualsiasi motivo (es.: un file illeggibile);
      • opzionalmente e secondo la preparazione in materia del cancelliere, convincerlo che la data di deposito del fascicolo telematico non è quella del giorno in cui lui/lei accetta il deposito ma quella in cui è stata generata la seconda PEC automatica (la RdAC) e, pertanto, che dovrebbe retrodatare manualmente l’avvenuto deposito (nda: questo punto è frutto di esperienza personale diretta…).
    • Attendere il provvedimento telematico del giudice (o comunque attendere il prosieguo del procedimento).

Paura, eh? Sì, avrei paura anch’io se non utilizzassi strumenti informatici da più di trent’anni e non avessi la capacità di adattarmi a queste innovazioni tecnologiche… che innovazioni non sono!

Il modello ipotetico di applicazione web per il PCT che ho ipotizzato all’inizio dell’articolo sarebbe la somma di una serie di azioni che chiunque ormai quotidianamente esegue automaticamente e senza preoccuparsi di alcunché; preoccupazione che, al contrario, quasi paralizza nel momento in cui si deve effettuare un deposito telematico per il PCT. Esso, infatti, permetterebbe di caricare i files attraverso il browser, esattamente come se caricassimo delle foto su Facebook; la “busta telematica” non avrebbe limiti e viaggerebbe sul protocollo sicuro HTTPS con strato di sicurezza SSL e crittografia ad almeno 256 bit, esattamente come se facessimo un’operazione bancaria online; il sistema gestirebbe diversi livelli e profili utente, ciascuno con le proprie credenziali d’accesso, esattamente come ottimamente fa una piattaforma moderna come WordPress, joomla! o simili; i files depositati verrebbero salvati in un sistema cloud ministeriale, esattamente come se li salvassimo su DropBox o iCloud; la comunicazione di avvenuto deposito verrebbe subito convertita in PDF firmato digitalmente dal ministero, esattamente come fanno alcuni fornitori di energia elettrica o di telefonia che consentono di pagare le bollette online.

In parole povere: avremmo potuto utilizzare un sistema modernissimo ed efficiente, al passo con i tempi, e invece usiamo un sistema informatico che sembra concepito e realizzato dai Vogons!

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