La successione digitale. Mera teoria o problema reale?

La successione digitale. Mera teoria o problema reale?

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Il 14 ottobre 1996 ho effettuato la mia prima connessione ad Internet; allora avevo poco meno di 22 anni e ciò che mi appariva davanti agli occhi era un qualcosa di straordinario e fantastico, del quale non avrei mai potuto immaginare le future evoluzioni, pur potendole soltanto auspicare. All’epoca girava una battuta per cui “il sogno di ogni uomo è avere la connessione ad Internet anche fuori casa“. Come sappiamo tale battuta è poi divenuta realtà con il Wi-Fi, il 2G/3G/LTE e gli smartphone.

Sono trascorsi 18 anni e personalmente mi accingo a festeggiare il quarantesimo compleanno. In questo arco di tempo – come un po’ tutti gli utenti di Internet – ho accumulato dati, documenti, immagini e, soprattutto, account a centinaia di servizi online. Di alcuni di questi non ricordo nemmeno l’esistenza né saprei come fare per recuperare le credenziali d’accesso, avendoli creati con un indirizzo e-mail che magari non è più nella mia disponibilità.

Come se non bastasse, c’è stato l’avvento del cloud computing e gran parte del mio lavoro è conservato online per permettermi di lavorare ovunque mi trovi: mi basta avere dietro il mio fido netbook Acer Aspire One, una connessione ad Internet (basta anche lo smartphone in tethering) e un posto sul quale appoggiare il tutto.

Tutto ormai passa dalla Rete e non ce ne accorgiamo più, tanto sono diventate semplici e trasparenti le operazioni necessarie per accedere a quelle informazioni salvate chissà dove.

Purtroppo, però, viviamo senza badare ad un evento naturale che – prima o poi – riguarda tutti noi e che troppo spesso giunge senza alcun preavviso: la morte.

Quando avrete smesso di fare gesti apotropaici, potrete seguire la lettura e capire perché è importante affrontare il discorso “morte nell’era dell’io-digitale”.

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