Tutelare il dato digitale: l’importanza del wiping.

Tempo fa, quando scoppiò lo scandalo del “Crack Parmalat”, una notizia piuttosto particolare fece sorridere i maggiori esperti informatici: nel tentativo di nascondere le prove informatiche delle scellerate operazioni, i dirigenti della nota azienda presero a martellate i computer. A parte l’evidentissima irrazionalità della decisione presa al momento da persone che ormai sentivano il fiato della Guardia di Finanza sul collo, salta subito all’occhio il dato dell’importanza acquisita dai dati digitali già agli inizi degli anni 2000 (infatti, stiamo parlando dl periodo fra il 2003 e il 2004).

Se i manager Parmalat dell’epoca avessero voluto nascondere i dati informatici oggi, nel 2010, avrebbero fatto ben altro – e non oso immaginare cosa!

L’importanza acquisita dai dati digitali nel corso del precedente decennio è cresciuta in modo esponenziale grazie a diversi fattori: la capacità delle memorie di massa è cresciuta tanto che “Gigabyte” è divenuta l’unità di misura standard e “Terabyte” (ossia 1.000 Gigabytes) sta diventando un’unità di misura sempre più usata; inoltre siamo circondati da una marea di dispositivi digitali portatili, ciascuno dotato – per questo o per quell’altro utilizzo – delle proprie capacità di memorizzazione. Pensiamoci bene e guardiamo un po’ cosa abbiamo nella stessa stanza in cui si trova il computer che mostra questo articolo. Nel mio caso vedo i seguenti dispositivi elettronici:

  • Un cellulare economico da € 15,00 che, sebbene economico, possiede una memoria in grado di immagazzinare gli SMS, i numeri chiamati e i numeri che mi hanno chiamato. Purtroppo non so quanto grande sia la sua capacità di memorizzazione ma, certamente, si tratta di pochi Megabytes.
  • Uno smartphone del 2008 che possiede 512 MB di memoria interna (parzialmente usata dal sistema operativo) e una memoria aggiuntiva da 4 GBytes usata per salvare, fotografie, video, registrazioni sonore, documenti personali e professionali, applicazioni, appunti, note, appuntamenti, date d’udienza e tanto altro ancora.
  • Due macchine fotografiche digitali: la prima (in fase di dismissione) con una memoria interna da 128 MB, la seconda con 1 GB di memoria a bordo; entrambe tuttavia sono dotate di lettore per schede di memoria in formato Secure Digital (o “SD”), perciò in grado di acquisire ulteriori capacità di memorizzazione.
  • Ovviamente, diverse schede di memoria SD in vari formati da 64 MB a 4 GB, mentre (attualmente) la scheda SD più capiente permette di salvare ben 32 GB di immagini, video, audio (e altri documenti in formato digitale).
  • Un paio di pendrive USB di varie capacità, da 256 MB a 8 GB. Anche in questo caso esistono pendrive più capienti: si stanno affacciando, infatti, le prime unità da 128 GB.
  • Un PC desktop con 4 hard disk di varie taglie, per una capacità totale di storage che ammonta ad oltre 3 Terabytes (il 50% dei quali sono copie di copie di copie di sicurezza dei backup dei miei dati).
  • Un hard disk esterno portatile da 500 GB.
  • Il netbook che sto usando monta un hard disk da 160 GB.
  • Circa 200 CD-ROM e DVD-ROM (anche dual-layer da 8.5 GB).
  • Altri cellulari dismessi, ciascuno con la propria memoria.

Non possiedo un iPod o altro lettore MP3 perché lo smartphone sopperisce a questa mancanza, ma nel caso l’avessi posseduto, sarebbe stato l’ennesimo device capace di immagazzinare una gran mole di dati digitali.

 
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